CASO RETTE Lo ha deciso la giunta, dopo una mozione votata in consiglio comunale


Il Comune non fa pagare i familiari





ADRIA - Un passo, quello compiuto dal Comune di Adria, per il quale forse non è eccessivo spendere il termine “rivoluzionario”: sarà la municipalità, dal 1° gennaio, a pagare l’integrazione alle rette di degenza delle persone ultra 65enni non autosufficienti ospitate in strutture assistenziali accreditate e non dotate di un reddito sufficiente a coprire l’intero importo della retta medesima.



Una decisione fondamentale, con la Giunta che si è impegnata a recepire la legge 328 del 2000 che, invece, molti Comuni ancora rifiutano, nonostante numerose pronunce del difensore civico regionale parlino chiaro. Il punto centrale della questione è, allora, l’articolo 6 della legge 328 del 2000, che recita, al comma 4: “Per i soggetti per i quali si rende necessario il ricovero stabile presso strutture residenziali, il Comune nel quale essi hanno la residenza prima del ricovero, previamente informato, assume gli obblighi connessi all’eventuale integrazione economica”.
Insomma: l’integrazione spetterebbe al Comune di residenza della persona non autosufficiente.
Tuttavia, è ancora molto frequente la prassi, da parte delle strutture accreditate e dei Comuni, di andare a chiedere, nei casi di ospiti con redditi insufficienti, l’integrazione al coniuge o ai parenti.
Una prassi che, tuttavia, il Comune di Adria, che già in passato si era impegnato alla ricerca di una soluzione, non vuole certo seguire. Così, dopo che il gruppo consiliare del Pd aveva posto all’ordine del giorno una mozione sul tema, poi votata all’unanimità dal consiglio, la giunta ha varato una delibera all’avanguardia, la prima in Polesine a sollevare dalle incombenze in questione i familiari degli anziani non autosufficienti.
“Limitatamente - esordisce quindi la delibera, facendo il punto della situazione - alle prestazioni sociali erogate a domicilio o in ambiente residenziale a ciclo diurno o continuativo, rivolte a persone con handicap grave, nonché ai soggetti ultra 65enni non autosufficienti fisici o psichici, le disposizioni del citato decreto legge si applicano al fine di evidenziare la situazione economica del solo assistito, e non anche dei componenti della famiglia anagrafica; recenti e numerosi provvedimenti giurisdizionali sanciscono l’obbligo dei Comuni al pagamento della parte di retta di ricovero non coperta dalle risorse degli assistiti ultra 65enni non autosufficienti o soggetti con handicap in situazione di gravità”.
Poi, la delibera prosegue fornendo la seguente indicazione: “Nel caso di soggetti ultra 65enni la cui non autosufficienza fisica o psichica sia stata accertata dalle aziende sanitarie locali o di persone con handicap permanente grave di cui all’art. 3, comma 3, della legge n. 104 del 1992, si dovrà fare riferimento alla situazione economica, patrimoniale, reddituale e finanziaria del solo interessato, integrata da tutte le entrate non incluse nella dichiarazione dei redditi (indennità di invalidità e di accompagnamento, e di ogni altra entrata di qualsiasi natura)”.
Il Comune, poi, ha inserito - come è suo diritto - una clausola per tutelarsi ed evitare che le persone, all’atto di entrare in casa di riposo, si “spoglino” dei propri beni tramite donazioni, così da obbligare il Comune a pagare.
Insomma: i familiari non dovranno più pagare. E questa è una vera rivoluzione. “Già prima di questa delibera - spiega l’assessore comunale alle Politiche sociali Federico Simoni - cercavamo di venire incontro alle richieste di integrazione. Ora, questo nuovo impegno è un fatto molto, molto positivo, doveroso nei confronti delle famiglie che, con difficoltà, sino a ora hanno pagato. Siamo il primo Comune in provincia ad adeguarci alla 328 del 200o e mi auguro che, presto, altri seguano il nostro esempio. Noi, come detto, ci siamo mossi subito su questo versante, divenuto una tematica molto dibattuta da quando l’ha portata all’attenzione di tutti l’assessore provinciale alla Sanità Guglielmo Brusco”. E’ stato proprio Brusco, vicepresidente della Provincia ed esponente di Rifondazione Comunista, assieme ai due consiglieri comunali di Rovigo del Prc Cristiano Pavarin e Matteo Masin, a sollevare la questione.
“E’ un grande passo avanti sulla strada del rispetto dei diritti delle famiglie polesane e venete - dice, da parte sua, Brusco - Va riconosciuta all’amministrazione comunale di Adria e alla giunta la corretta interpretazione della legge, che consentirà a tante famiglie di non sborsare più soldi che la legge non prevede siano a loro carico. E’ anche una soddisfazione per me sapere che altri condividono finalmente i contenuti della legge 328 del 2000 che da circa 10 anni non venivano applicati nel Veneto”.
“Diamo atto - conclude Gino Sandro Spinello, capogruppo del Pd, che aveva portato in consiglio la mozione poi votata all’unanimità - della scelta rivoluzionaria e del percorso coerente dell’assessore Simoni, che ha seguito le linee di indirizzo votate unanimemente dal consiglio comunale, su nostra proposta”.